Questa mattina mi sono fermata per un caffè al bar, prima del lavoro. Avevo un'espressione piuttosto cupa e così sono stata subito circondata da simpatiche battute, tutte sul tipo "Certo che deve essere dura tornare al lavoro dopo tre mesi di ferie!" accompagnate da sorrisini e postille imperdibili: "E adesso vi danno anche l'aumento!". Naturalmente non discuto, non spiego, non insulto; mi limito a rispondere con battute che cercano un equilibrio tra simpatia e perfidia. Poi una conoscente mi affianca e non perde la ghiotta occasione di poter parlare con un'insegnante: suo figlio sta per iniziare la seconda elementare e cambierà maestra. La conosco? E' severa? Urla come la collega? Ma è brava?
Di fronte al l'ultima domanda mi blocco e le chiedo: "In che senso, brava?".
La signora svicola e rapidamente calcola quali insegnanti dovrebbe avere suo figlio quando arriverà alle medie. Una mia collega non le piace, troppo rigida, l'altra nemmeno, si dà troppe arie. "Ne parlo come persone, come insegnanti non mi permetto". Intanto però si permette di raccontarmi aneddoti esemplificativi del perché le mie colleghe non la convincano proprio. le dico che io non credo sia il caso di parlare al bar di altri insegnanti. Allora lei conclude con un ovvio: "Spero tanto che mia figlio potrà avere te". Mentre pago il caffè aggiunge: "Ma tu sei di quelle che portano le classi in gita due giorni?". No, le dico, io li porto un giorno.
"Allora niente, speriamo abbia un'altra prof".
Buona giornata e buon lavoro, a tutti.

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