mercoledì 29 ottobre 2014

un'ora sola ti vorrei

La campanella per l'inizio dell'ultima ora di lezione dovrebbe suonare alle dodici e cinque, ma oggi è stata anticipata di tre minuti per decisione unanime del nostro bidello, innervosito dalla difficile mattinata. Assente un collega (intervento programmato per una cisti, in day hospital, alla faccia della privacy e senza bisogno di nominare e pagare supplenti), si è cercato di sostituirlo nelle classi ma, orario alla mano, non si è trovata nessuna possibilità: gli insegnanti questa mattina erano in servizio in classe su orari continuativi e l'unica collega con un'ora libera era talmente raffreddata che non avrebbe retto una lezione in più. Le classi scoperte sono perciò state divise e smistate, così che i cambi d'ora hanno impegnato i due bidelli nelle operazioni di ricollocamento. Innervosito dalla situazione, il bidello anziano Carmine ha deciso di suonare prima la campanella dell'ultima ora per fare dispetto alla collega raffreddata che era appena entrata in bagno. "Se sta male che si prenda un'antinfiammatorio", ha decretato il collaboratore scolastico, con un tono non del tutto collaborativo.
Così anche io sono rimasta sorpresa e ho dettato in fretta i compiti nella classe, per correre fuori e dare il cambio all'insegnante di inglese sulla 1B.
Sulla porta mi aspettava la tirocinante, che aveva bisogno di una indicazione per seguire il ragazzino disprassico di cui si stava occupando; due alunni nel frattempo mi chiedevano con urgenza di andare in bagno; il bidello giovane mi ha consegnato un plico di avvisi da distribuire e mi ha chiesto di firmare la mia presenza a scuola (era giorno di sciopero); un alunno mi ha chiesto di poter andare a misurarsi la febbre.
Sono riuscita ad entrare in classe, ho ottenuto il silenzio e la calma, ho risposto a tutte le attese ed ho aperto il registro elettronico.
Poi è cominciata l'ora di storia.


domenica 12 ottobre 2014

amplificatori

In classe parliamo delle classi sociali alla metà del XIX secolo. Non era difficle: potevi essere nobile, appartenere al clero oppure molto più facilmente, essere uno del popolo, il famoso Terzo Stato, all'interno del quale erano compresi ricchissimi mercanti, banchieri potenti, contadini in stato di semi-schiavitù ed operai, anche bambini. Ho chiesto alla classe di paragonare la situazione con quella di oggi per capire se ancora oggi vi fossero divisione di quel tipo. Hanno detto che no, siamo tutti uguali, tranne il clero, che però è marginale, ed i politici, che corrispondono alla nobiltà del passato. Ho chiesto loro se le differenze di reddito non determinassero gruppi distinti: hanno detto che no, siamo tutti uguali, I ricchi sono stati più bravi o più furbi, che poi è forse la stessa cosa. Ho pensato che sono privi di invidia sociale verso chi ha di più e mi è sembrata una cosa buona. Riversano la rabbia verso un gruppo ristretto, identificato con i politici, che sono tutti uguali. Ah, no. Non solo: ce l'hanno anche con gli stranieri, soprattutto quelli dei barconi, con i ladri, con gli zingari. Poco con i mafiosi, che sono lontani. Un po' con gli insegnanti, che invece sono vicini e non tutti fanno bene il loro lavoro.
Il paese intorno a loro sussurra, discute, commenta: in poche parole loro loro sintetizzano un clima, amplificandolo.


mercoledì 1 ottobre 2014

o tempora! o mores!

Oggi ho incontrato una ex alunna che non vedevo da tempo: era una ragazzina intelligente ed ora è una ragazza interessante.  Ha avuto uno strano percorso di studi. Appassionata di filosofia ha incontrato la decisa opposizione del padre, con il quale ha trovato un compromesso: coniugare i suoi interessi con qualcosa di pratico, uno studio finalizzato ad un possibile lavoro. Hanno avuto un'idea geniale: la ragazza si è iscritta a teologia, ha studiato con passione storia delle religioni ma anche filosofia della politica e filosofia della scienza e oggi, non ancora laureata, ha avuto il suo secondo incarico annuale per insegnare religione in una scuola secondaria. Pare che scarseggino gli insegnanti in materia e chiamano anche i non laureati: chi li chiama non l'ho chiesto. I suoi studenti hanno pochi anni meno di lei e mi ha raccontato con passione di quanto sia meraviglioso parlare con i quasi coetanei di libertà e coscienza, politica e senso della vita, meditazione e pratiche spirituali. Il tutto per 1300 euro circa al mese. Sono sicura che la ragazza porterà in quella classe entusiasmo, curiosità e interesse per la riflessione. Le ho chiesto se fosse sempre stata credente e mi ha risposto che quando ha iniziato il percorso non lo era.
Ho pensato all'educatore che lavora nella mia scuola: ha trentanni, è laureato in scienze della comunicazione ed ha un contratto a tempo determinato per una cooperativa locale: 30 ore a settimana in classe per 800 euro circa al mese.

In classe stamattina ho spiegato velocemente ai ragazzi di terza le prime fasi dell'industrializzazione europea: macchina a vapore, carbone, cos'è il carbone, locomotive, energia termica idrica cinetica, primi imprenditori, prime fabbriche, primi operai, società di mutuo soccorso e prime teorie socialiste. Infine due parole sul comunismo.  In modo semplice, come fossero bambini piccoli più di quanto non siano. Per spiegare perché mai qualcuno avesse perso tempo a riflettere su certe cose ho chiesto loro: ma voi, ad esempio, pensate che il mondo vada bene così o vorreste cambiarlo?
Mi hanno detto che va bene così, per loro.




mercoledì 17 settembre 2014

oltre lo specchio

Oggi una mia collega mi ha detto che si sentiva Alice nel paese delle meraviglie, ovvero in mondo dove tutto è capovolto, al contrario. Si riferiva in particolare alle bidelle, che ci avevano appena ordinato, a noi insegnanti ed alunni, di non spostare le sedie e i banchi perché poi a loro toccava sistemarle.
A me la similitudine del mondo capovolto ha risvegliato qualcosa, ha dato senso ad una percezione confusa che mi ha accompagnato in questi primi giorni di scuola. Mi sono sentita così mentre cercavo un planisfero da appendere in classe e non lo trovavo, mentre recuperavo il planisfero tramite amici, mentre adattavo con lo scotch i listelli di una vecchia carta dell'Italia sbrindellata alla mia nuova; mentre svuotavo i cassetti dal materiale dell'anno scorso e c'era così tanta polvere che ho cominciato a starnutire; mentre salivo su un banco (vietatissimo, una violazione inammissibile alle norme di sicurezza più elementari) cercando di appendere il planisfero all'unico chiodo che c'era, mentre verificavo che i computer delle mie classi funzionassero e non trovavo la batteria corrispondente al portatile, mentre accendevo un secondo pc e mi comparivano avvisi continui di aggiornamenti da istallare, antivirus scaduti, mentre arrivavano i ragazzi il primo giorno e qualcuno non aveva i compiti, qualcun'altro aveva perso il libro, qualcuno piangeva perché i compagni come sempre lo escludevano, qualcuno alzava la mano di per chiedere di andare in bagno proprio nel momento in cui il registro elettronico non si apriva sulla classe giusta. Mi sono sentita in un mondo capovolto, dove tutti intorno a me e soprattutto sopra di me parlavano di buona scuola, di inclusione, di valutazione e di meritocrazia mentre io mi dibattevo tra software e listelli per trovare il tempo di parlare con gli alunni della meraviglie della lettura, della magia delle parole e del fascino della storia. Quando la nuova ragazzina problematica mi ha confidato scendendo le scale che lei aveva un'anima ma lo specchio gliel'ha rubata, io ci ho creduto.


giovedì 11 settembre 2014

capro espiatorio

Le quattro ore di corso di formazione in materia di sicurezza (livello avanzato, era livello avanzato!) non sono passate senza danni. Ieri eravamo tutti zitti, un brusio di sottofondo quasi impercettibile: la prospettiva di tutto il tempo che avremmo dovuto passate a cercare di ascoltare nozioni per lo più vaghe ci annichiliva. Questa mattina, dopo le rielaborazioni notturne, in sala insegnanti si è scatenato il finimondo. Una collega sempre molto informata (ce ne sono anche da voi, vero?) ha voluto puntualizzare che per legge dovremmo fare 8 ore di corso, non le andava di non essere in regola, riteneva giusto farlo presente al dirigente. Il collega più anziano del gruppo, Bortolotti di arte, ha finto di inciampare e le ha schizzato il caffè bollente sulla camicia azzurra, mentre Peppino il napoletano di educazione fisica ha sentenziato:" Quella cretina di ieri qui dentro non ci mette più piede. L'avete sentita quando ha detto che in tutte le palestre che ha ispezionato ha trovato le porte di emergenza bloccate dai box per le palle? ". Abbiamo cercato di convincerlo che era un esempio, che non doveva prenderla come una offesa personale. "nessun problema, ma se la vedo avvicinarsi alla scuola le taglio le gomme". A quel punto la collega Camilla, mite e occhialuta insegnante di matematica ha sussurrato: "Anch'io". L'abbiamo guardata allibiti e lei ha aggiunto, tremante di rabbia: "Si è lamentata del brusio.Ha detto che non poteva parlare tanto tempo con quel brusio di sottofondo".
Un silenzio imbarazzato.
" Lei aveva il microfono, Noi non ce l'abbiamo, in classe, il microfono".
Si è messa a piangere, subito abbracciata dalla competente collega Marsico, che a volte sa essere umana.
A volte si ha bisogno di un capro espiatorio. Per ogni evenienza abbiamo cercato l'indirizzo della deliziosa ingegnere della sicurezza.


mercoledì 10 settembre 2014

sicurezza

Questa mattina abbiamo seguito il consueto corso di formazione sulla sicurezza. Lungi da me sottovalutare i rischi delle cadute lungo le scale, ma mentre andavo a scuola alla radio davano la notizia relativa allo stato del clima. Parlavano di notevole aumento dei gas serra, di acidificazione dei mari, di scomparsa delle api eccetera eccetera. Non sono una accanita fans degli apocalittici, ma mi è apparso per un attimo surreale recarmi a un corso per evitare ogni possibile rischio all'interno di un edificio mentre tutto intorno il mondo potrebbe andare allo sfacelo.
E comunque il corso è stato prevedibilmente noioso. Un momento di emozione c'è stato, però, alla visione di un video nel quale una ignara ragazza viene ripresa dalle telecamere mentre fa benzina al distributore: nel momento in cui estrae la pompa questa prende fuoco a causa di una scintilla scaturita dalla sua felpa acrilico cento per cento. Mi è venuto in mente Crozza quando imita Montezemolo che gioca a fare il povero indossando i maglioni che fanno le scintille.
In conclusione abbiamo capito che dobbiamo fare benzina in cachemire o seta, soprattutto la mattina mentre andiamo al lavoro, perché poi la classe rimane scoperta e addio sicurezza.




martedì 9 settembre 2014

gli schizzi

Quando piove fango gli schizzi arrivano dappertutto. Così il mio collega Peppino, napoletano trapiantato al nord da vent'anni di precariato, ha sintetizzato la situazione. Non ha detto fango, ovviamente.
Ci sono studi molto seri e approfonditi su come funzionano i gruppi in generale e in ambito lavorativo in particolare. Immagino che la teoria degli schizzi sia stata elaborata in una versione più raffinata di quella di Peppino.Elaborazione o meno, gli schizzi arrivano.


venerdì 5 settembre 2014

Al bar

Questa mattina mi sono fermata per un caffè al bar, prima del lavoro. Avevo un'espressione piuttosto cupa e così sono stata subito circondata da simpatiche battute, tutte sul tipo "Certo che deve essere dura tornare al lavoro dopo tre mesi di ferie!" accompagnate da sorrisini e postille imperdibili: "E adesso vi danno anche l'aumento!". Naturalmente non discuto, non spiego, non insulto; mi limito a rispondere con battute che cercano un equilibrio tra simpatia e perfidia. Poi una conoscente mi affianca e non perde la ghiotta occasione di poter parlare con un'insegnante: suo figlio sta per iniziare la seconda elementare e cambierà maestra. La conosco? E' severa? Urla come la collega? Ma è brava?
Di fronte al l'ultima domanda mi blocco e le chiedo: "In che senso, brava?".
La signora svicola e rapidamente calcola quali insegnanti dovrebbe avere suo figlio quando arriverà alle medie. Una mia collega non le piace, troppo rigida, l'altra nemmeno, si dà troppe arie. "Ne parlo come persone, come insegnanti non mi permetto". Intanto però si permette di raccontarmi aneddoti esemplificativi del perché le mie colleghe non la convincano proprio. le dico che io non credo sia il caso di parlare al bar di altri insegnanti. Allora lei conclude con un ovvio: "Spero tanto che mia figlio potrà avere te". Mentre pago il caffè aggiunge: "Ma tu sei di quelle che portano le classi in gita due giorni?". No, le dico, io li porto un giorno.
"Allora niente, speriamo abbia un'altra prof".
Buona giornata e buon lavoro, a tutti.



mercoledì 3 settembre 2014

alla tv si parla di scuola

Di scuola parlano tutti. Gli insegnanti, ovviamente, poichè si tratta del loro lavoro ed un argomento che offre numerosi spunti; gli alunni, perché è uno dei punti centrali della loro vita; i genitori, radunati davanti alle scuole prima e dopo aver accompagnato i figli, al bar mentre fanno colazione, al telefono tra amici, con il marito, con la moglie; i politici che se ne occupano e che non perdono l'occasione di provare a dire la loro.
Anche quest'anno non mancano i riflettori puntati su di noi: annunciato oggi un periodo di ascolto di tutti gli interessati all'argomento. E' una cosa che ormai mi dà una specie di disgusto: vorrei che tutti si preoccupassero d'altro. Mi piacerebbe che i genitori pensassero allo shopping, alle cene e agli amici e che gli alunni pensassero soprattutto a cosa faranno di bello al pomeriggio, dopo la scuola.
Vorrei che ci fosse silenzio, intorno. Noi lavoriamo, ma per favore state tutti zitti e occupatevi d'altro.



martedì 2 settembre 2014

collegio unitario

Primo collegio unitario dell'anno. Confermo la prima impressione: siamo parecchio diminuiti. Tra insegnanti di scuola media, elementare e materna occhio e croce la metà di 7-8 anni fa. Anche i soldi a disposizione sono diminuiti, ma nessuno ne parla perché di questi tempi non va di moda: abbiamo un lavoro sicuro (forse) e lavoriamo poco (dicono); chiedere aumenti sarebbe maleducato; chiedere di essere pagati per attività aggiuntive rispetto il contratto suona come una pignoleria da basso livello. Allora stiamo zitti, ma rimaniamo in silenzio anche quando si elencano gli incarichi per i quali qualcuno si dovrebbe offrire volontario. Ce ne sono tanti, quelli sembrano proliferare mentre tutto il resto si assottiglia. Siamo diventati tutti generali, ride un collega, ma mancano i soldati semplici. Ci sono tante cose da fare. In sintesi dobbiamo coordinarci per un sacco di progetti attraverso i quali fornire ogni possibile opportunità ai nostri alunni: orientarli alla consapevolezza di sè, educarli ad essere cittadini (europei, se possibile), disattivare in loro i tic degli stereotipi di genere (con voce professionale una esperta ricorda i femminicidi estivi), incentivare il loro rispetto per l'ambiente e la raccolta differenziata, motivarli a riconoscere le varie forme di illegalità in particolare di tipo mafioso, sviluppare le loro potenziali musicali troppo spesso trascurate, sensibilizzarli verso l'archeologia e la tutela del territorio, indirizzarli a stili di vita sani intrecciando sport e alimentazione, renderli consapevoli dei problemi delle dipendenze. Naturalmente tutte questo deve rientrare nella didattica quotidiana e intrecciarsi con l'insegnamento delle discipline tradizionali: leggere e capire, per dirne una, fare calcoli, parlare almeno una lingua, sapere qualcosa di geografia.
Le sorti del futuro capitale umano sono nelle nostre mani, non ci sono scuse: chi non alza la mano per offrirsi a lavorare di più si vergogna e cerca di non farsi notare. Fino all'anno scorso era così, per lo più: quest'anno mi sembra che ci sentiamo un po' meno in colpa.




lunedì 1 settembre 2014

primo settembre

Si torna al lavoro. Scuola secondaria di primo grado, cioè scuola media. Ci troviamo al bar per un caffè in gruppo ristretto, una promiscuità di maestre e professori. Obiettivo: parlare male di qualcuno e ridere molto di tutto. Una specie di rito scaramantico per credere che quest'anno la prenderemo così, in allegria.
Poi ognuno si ritira nelle riunioni iniziali delle singole scuole e allora il clima cambia.
Mi guardo attorno: l'impressione è che siamo rimasti in pochi, ma non è un'impressione, siamo davvero pochi, di età piuttosto avanzata e leggermente sclerotici. Si comincia.